Copyright 2019: cosa dice veramente la direttiva UE?

di Stefano De Maco per Socialwazz

CopyRight 2019: finalemnte il Parlamento Europeo ha trovato un accordo per l’iter legislativo che dovrebbe regolamentarne l’uso nella tormentata Comunità Europea. Cos’è essenzialmente? Il diritto ad essere remunerati laddove la propria opera generi profitto a terze parti. Finora con la scusa dell’uso amatoriale, i colossi come Google e il suo braccio armato Youtube, hanno cavalcato nelle praterie del Far-West, facendo guadagni enormi su materiale di cui non solo non avevano i diritti di sfruttamento, ma nemmeno avevano investito un centesimo.

Andiamo con ordine. Prima di tutto è bene sapere che l’uso personale e amatoriale è tollerato, in quanto per sua noatura non rientra nelle specifiche di sfruttamento commerciale. Quindi tutta la retorica dei titoli giornalistici, andrebbe messa da parte, e magari andare a fondo dei contenuti.

In sostanza ciò che prevede la Direttiva è

La riforma vede contrapposti gli editori di contenuti (siano essi case editrici o case discografiche), che l’hanno fortemente caldeggiata, e i grandi gruppi digitali come Google NewsYouTube o Facebook, che si arricchiscono sul mercato pubblicitario anche grazie alla diffusione di contenuti altrui e che escono dunque sconfitti da questo voto. (Fonte Lettera43)

SI capisce subito che l’obiettivo è quello di limitare l’abuso che i giganti fanno del materiale che i creatori realizzano, come finora è sempre successo. Nonostante le campagne cerca-consensi, bisogna sapere prima di giudicare. Voi accettereste che la vostra musica venisse utilizzata, distribuita senza nessun compenso solo per vedere aumentare i like? allora di conseguenza hanno ragione quei gestori deli locali che propongono serate gratis a titolo promozionale. O no?

Ci sono ancora molti punti oscuri, molte zone d’ombra, ovviamente. Questo è solo un passo importante ma la meta da raggiungere è ancora lontana. Il concetto di responsabilità dunque cambiato, saranno i distributori a farsi carico di riconoscere e distribuire i ricavi generati dalle opere dei Creators per le pubblicità. Perchè sappiamo che se un video macina visualizzazioni, queste entrano nel programma di monetizzazione, ma agli autori arrivano le briciole delle briciole. Vi pare giusto? Avete mai pensato a quanto tempo avete investito per realizzare l’opera del vostro ingengo? e i soldi per la strumentazione?

Ecco perchè da oggi in poi qualcosa veramente può cambiare. E le campagne di Wikipedia lasciano il tempo che trovano, visto che per la natura del portale, nessuna restrizione è prevista, finchè rimane nei suoi ambiti. Del resto la comunità stessa di Wikipedia è molto rigida e attenta ad evitare pagine autoreferenziali che tradiscano lo spirito enciclpedico che vuole avere.

Altro punto di cui si è paralto tanto, la tax-link: cosa che in realtà non esiste. Ma il discorso è diverso se un aggregatore come Google news riporta TUTTO un articolo per generare traffico ( e quindi audience per i suoi investitori AdWords) senza riconoscere nulla agli Editori. Sarebbe come se firmando un contratto discografico con una Major vi dicessero: ” beh, visto che firmoi con noi che ti diamo visibilità, perchè vorresti essere pagato?

Siamo sicuri che i Giganti non vogliano mandare su fuoco delle barricate chi come noi non c’entra? a ben vedere le lobby che sono dietro hanno interessi miliardari perchè questa legge non venga approvata. Facebook, ma sopratutto Google e YouTube. Per cui prima di sottoscrivere titoli retorici, cerchiamo di capire.

Abbiamo davvero una così scarsa considerazione del nostro lavoro?
Io direi che è il caso di voltare pagina, anche nella testa. La parola gratis è sempre subdola.

Oltre al già citato Lettera43, potete trovare dettagli più specifici qui sul Sole24Ore, mica pizza e fichi.

Ma ne parleremo ancora, state tranquilli.

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