Proprietà Intellettuale e Musica, cos’è e a chi serve

di Stefano De Maco

Andrea De Silvestri, un avvocato moderno che si occupa di Proprietà Intelletuale nella Musica. Che significa?

E’ una figura professionale sempre più importante, che cura tutte le tipologie di sfruttamento commerciale, non solo musicale. Avete presente il fenomeno Fedez e il business che gira intorno al suo nome-marchio? ecco, questo è  l’ambito di azione di Andrea.

In occasione Music Hub 4.0, rassegna di incontri e seminari che ha inaugurato i nuovi spazi Le Park 2 a Milano, Stefano De Maco lo ha intervistato (per SocialWazz). Cerchiamo di capire meglio la sua attività e l’importanza del suo ruolo.

 

Iniziamo diretti: Cosa ci fa un legale nel mondo della Musica?

Beh diciamo che non sono l’unico, anzi sono circondato da colleghi ben più bravi ed autorevoli. Essenzialmente tuteliamo i protagonisti, che non sono solo gli artisti o i musicisti, ma anche tutte le persone che lavorano in questa industria, a volte sconosciuti o fuori dai riflettori, ma comunque in grado di determinare il successo di determinati artisti o produzioni.

d. Un detto popolare recita: “chi va dall’avvocato perde l’ultimo ducato”. Spesso si ricorre all’Avvocato a danno fatto, mai per prevenire: il valore della consulenza legale è un investimento o un rimedio ?

R. in Italia, si è ritenuto per molto tempo che l’avvocato fosse proprio come l’Azzeccagarbugli dei Promessi Sposi. Professionisti oscuri, più intenti ai codici da citare che alle persone davanti e i loro fatti, presentandosi come pozzi di scienza in qualsiasi campo del Diritto. E questo non è possibile.

Io faccio ancora fatica a spiegare ai miei parenti, come mai non capisco niente di locazioni, condomini o divorzi, perché io mi occupo solo di questo (nuovo) settore. Oggi è diventata una specializzazione, perché l’entertainment ha molti aspetti da curare.

,La gestione dei diritti della Proprietà Intellettuale, ovvero la gestione commerciale di un “Nome” che è diventato “marchio” e tutte le sue implicazione economiche e normative, sono un nuovo elemento che genera ricavi sostanziosi, se organizzata a dovere.

Per questo è importante appoggiarsi ad un legale specializzato che tuteli i diritti in maniera sicura e competente. E poi magari puoi scoprire delle situazioni che tu Artista o Produttore non conoscevi nemmeno.

Ad esempio negli anni ’90 pochi Artisti conoscevano le dinamiche delle Edizioni Musicali, e i Diritti Connessi. Adesso stanno scoprendo il mondo del Branding e dell’Endorsement

D. Fedez insegna, quindi?

Fedez è stato tra i primi a capire le nuove dinamiche di sfruttamento economico, che generano nuove risorse. Non è stato sicuramente il primo , ma quello che a livello social ha saputo integrare al meglio.

Per un Artista giovane o meno, o appunto anche un Producer, una Label, considerare questo tipo di consulenza non è assolutamente una spesa inutile?

Assolutamente sì, è tutt’altro che una spesa superflua. Anche se parlo pro domo mea.

Quali sono i diritti di base che sono emersi in questa evoluzione del mond musicale e di cui ti occupi?

Ci sono tutti i diritti sulla gestione generale dell’immagine, o comunque dei segni distintivi, come il marchio, il nome o il logo, che improvvisamente si scopre essere un elemento determinante. In certi casi superiore alle royalties discografiche. Un giovane che si rivolge ad un legale per questi scopi, può scoprire fonti di reddito sempre più importanti e consistenti, che vanno a compensare magari una minore capacità di ricavi discografici E si tratta di fonti tra l’altro molto più immediate delle ripartizioni Siae o dei resoconti della discografica. E che giustamente meritano di esser tutelate nel modo corretto…

Lo scorso anno Sky, si rifiutava di pagare la SIAE, e la controversia non è ancora risolta. Questo singifica mancati introiti per gli Autori dei brani che hanno partecipato direttamente o indirettamente. Quali strumenti ha l’Artista per tutelare i propri diritti in casi simili?

Bisogna fare delle differenziazioni. Il diritto di autore primario, non viene tutelato dalla SIAE, perché io singolo autore non posso ottenere il pagamento di un determinato diritto. Le società di collecting sono le uniche autorizzate a fare da intermediazione. Io singolo Autore non posso interagire direttamente con una struttura come ad esempio Sky. Non è sempre cosi, ci son tantissime eccezioni, però la struttura è questa. Non posso quindi agire sul diritto primario. Ci vuole un accordo tra emittenti, piattaforme di diffusione e Siae (chi per essa)

Io come singolo Artista invece, posso tutelarmi, senza bisogno di alcuna intermediazione, con la contrattualistica. ma posso reclamare un mio legittimo diritto in caso scoprissi sia stata utilizzata una mia interpretazione se sono un Artista, un’opera (se sono Autore), senza un legittimo consenso. Oppure in caso di una sincronizzazione pubblicitaria, per la quale la Siae non ha competenza.

Internet può servire per analizzare gli utilizzi indebiti?

Oggi il patrimonio musicale è molto più alto, ma è anche molto più facile sapere un utilizzo indebito. Non più tardi di 20 anni fa , se in Cile avessero usato un mio brano per una pubblicità locale (sincronizzazione pubblicitaria), avrei percepito i compensi dei diritti solo anni, dopo e sempre che avessi avuto un Editore che raccogliesse i dati di quel mercato. Adesso è tutto molto più veloce e diretto.

D. Youtube , Google e Facebook stanno aprendo delle sezioni per regolamentare questi diritti, c’è un miglioramento da questo punto di vista secondo te?

R. Quantomeno è sintomatico, perché chiarisce che non si può vivere nel far west. C’è molta più consapevolezza sia negli Interpreti che negli Artisti, negli Autori. Senza regole, la sitauzione non potrebbe stare in piedi.

Ho la fortuna di seguire molte situazioni “attuali”, Etichette o Artisti Rap o comunque figure di questa nuova onda musicale e socio culturale. Mi permette di avere il polso della situazione.

Facendo un paragone con 20 anni fa, adesso i ragazzi sono molto più consapevoli. Sono molto esposti al fattore Brand e si suoi sviluppi commerciali.

D. la condivisione virale dei social, serve o è un danno economico?

R. Dipende dai punti di vista. Spesso per gli emergenti può esserlo, ma non è così implicito. È una dilemma del tipo: se Corriere della Sera cita o riprende un mio articolo, lo leggeranno centiania di migliaia di persone. Se invece lo fa una fanzine locale, molto meno. Ovvio che per ripubblicare o linkare un mio pbrano e un album io non prendeo una lira, ma il ritorno effettivo sta altrove.

la singola notizia del ragazzino che prova a diffonderla con i mezzi propri, al di là di un valore umano e affettivo, ha meno rilevanza da un punto di vista commerciale.

D. Secondo te, cos’è la proprietà intellettuale per un Artista?

R. La proprietà intellettuale si identifica con la creazione dell’opera, e comprende sia il diritto industriale che il diritto d’autore. E’ un discorso più ampio. Però io vedo che tendenzialmente gli artisti, parlano di creazione solo quando dedicano 5 minuti per scrivere un nuovo pezzo.

d. Secondo te è più importante avere un buon manager, o un avvocato coscienzioso ?

R. Forse un manager coscienzioso ? o comunque dipende dal paese dove operi. Io opero tra Milano e Londra, dove per esempio la situazione industriale è molto diversa, perché genera profitti che noi qui ci sogniamo. li ci son molti colleghi che,che, hanno questa fila di mezzo tra il management e l’aspetto legale. E ci sta.

D. Si sente spesso che il manager scappa con i soldi dell’Artista ?

R. Diciamo che il manager a differenza dell’avvocato, non è iscritto a un albo, non è controllato , come un avvocato, manager ce ne sono molti improvvisati, molti sono ex musicisti , molti sono parte di altri settori. Ma statisticamente non è più rilevanti di altri settori.

D. Se dovessi dare un consiglio a un Artista o band giovane quale gli daresti ?

R. credere fino in fondo in ciò che si fa. il mondo della Musica pur essendo molto attrattivo, in realtà, è un mondo molto povero, che fattura addirittura meno del settore dello yogurt, nemmeno dei latticini in generale, siamo a dei livelli veramente bassi. Se iniziano ad ascoltare chicchessia, è finita. Ci son persone che non ce l’hanno fatta, e quindi sono invidiosi. Oppure per nulla competenti ma che millantano esperienze e conoscenze che non hanno affatto. Quindi tapparsi le orecchie e credere, ripeto, in quel che si fa. Ci sarà sempre chi ti vuole scoraggiare.

d. Dal punto di vista della formazione di un avvocato, sta cambiando qualcosa in Italia rispetto a queste nuove istanze del mercato ?

R. A mio avviso no. Sono particolarmente critico poi nei confronti della nostra professione, ci sono stati dei tentativi di persone intelligenti che provano a spingere nel mondo dell’avvocatura, per dei titoli di specializzazione. Io che mi occupo solo di Proprietà Intellettuale, lo posso affermare ma non posso qualificarmi come un avvocato specializzato, perché questa definizione e qualifica in Italia non esiste per nulla in Italia. LO puoi fare ma non ha un valore specifico.

D. E cosa ti ha portato a fare questo tipo di scelta?

R. Come scelta è stata casuale, suonavo e conoscevo una persona che stava aprendo un etichetta Musicale per vie traverse, e mi ha proposto di collaborare perché sapeva che suonavo, e i si è aperto un mondo.

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